mercoledì 26 marzo 2014

Roma 2014

 
Trovo davvero molto difficile parlare e scrivere di questa mia maratona. La sento mia, come ogni altra, insieme, non la sento mia, non la voglio ricordare, non ne voglio (più?) sapere.
Arrivo sabato pomeriggio nella capitale e mi dico "hey, siamo a Roma", sono felice anche se so benissimo di non essere preparato e che tutti i dolori che mi porto appresso saranno un fardello troppo pesante. Giusto appunto, lo stomaco inizia a fare il suo sporco, bruciato lavoro. Vai di pasticche della felicità!
Arrivo in albergo e trovo gli amici veneti del forum con cui andiamo insieme a salutare il Mosè e a ritirare il pettorale. Troviamo altri amici nel tragitto, fino al ritrovo per la cena: siamo tanti e tutti allegri ma c'è una parte di me, che vorrei non fosse mia e che in effetti mi pare estranea, un cancro che vuole solo andare a dormire. Altra pasticca per sedare lo stomaco!
La notte trascorre piuttosto rilassata anche se prima di una gara si dorme normalmente poco. Colazione leggerissima, come ormai d'abitudine, e via allo start insieme agli amici del forum: un calore necessario e ben utile in mezzo agli scrosci di pioggia e vento. LA voglia di andare c'è e questo conta!
Attesa infinita per lo sparo e finalmente possiamo liberare le gambe: siamo stati sotto l'acquazzone fino ad ora ed i primi km invece esce un umido sole, insomma un caldo...
Da subito capisco che le metatarsalgie non si accordano per nulla con l'asfalto ed i sanpietrini romani: è immediato calvario a cui provo a resistere e non pensare.
Il ritmo è basso in mezzo alla folla dei 19000, mi dico che è meglio, così tengo più energia ma non è così, sono stanco e mi fanno male i piedi ad ogni passo, ho le pulsazioni sballate e poco fiato. Perché, perchè, perchè?
Le meraviglie della città eterna mi aiutano a non pensare, il passaggio di fronte a San Pietro è da lacrimoni. Continuo a provare, provare, provare e passo la mezza e poi i 25 quasi senza accorgermi (ottimo) ma la parte maligna di me, celata nel dolore, mi dice che io non faccio parte di quel fiume in festa che corre, non sono degno, non dovrei essere lì, che non voglio farlo: inizia il mal di stomaco, lo aspettavo prima, tanto meglio, vaffanculo!
Riesco a non fermarmi lungo la salita dell'Acetosa ma proprio quando inizia la discesa le fitte varie mi danno lo stop: speravo di arrivare a 30 senza fermarmi e, come una beffa, sono 29!
Decido di camminare un po' e poi provare a corricchiare fino ai 34, oppure ritirarmi ai 30 se mi sentissi davvero male: riesco ad arrivare ai 34, forse, perché i ricordi sono molto sfumati, e riprendo la camminata.
Mi dico che posso fermarmi al 35 ma poi mi dico anche che, ormai, cosa vuoi che sia... Insisto facendo un km di corsetta - chiamiamola così, ed uno camminando, i piedi non li sento più lo stomaco lo sento sempre di più: mi toglie il fiato, sento i polmoni lavorare a metà perché se li riempissi di più schiaccerei proprio la sotto dove non potrei nemmeno sfiorare, ora come ora. Continuo a pensare che non mi diverto, che cosa ci faccio in mezzo a questa gente, speriamo finisca in fretta. Nemmeno "San peridone" può fare più nulla per me.
Km 40, è ora di ripartire al trotto... Neanche per idea, chiedo ai volontari se hanno qualcosa da darmi, nulla. Mi porterebbero loro al traguardo? Noooo. Cammino, esco da quel tunnel con la musica infernale, mi impongo una mezza corsetta almeno fino all'arrivo. Mi vogliono fermare perché non ho il pettorale e mi tocca schivare e correre all'indietro per mostrare a tutti che è spillato sulla coscia, mortacci loro!
Mi rimetto dritto e taglio il traguardo dando il cinque a tutti i gladiatori in parata sull'arrivo: piccola soddisfazione, liberazione e rabbia.
Il resto della giornata è solo un tamponare a suon di pastiglie lo stomaco colabrodo e tenere i piedi sul letto gonfi e doloranti, alla cena delle medaglie riesco a stento a gustare la pasta e quella medaglia mi sembra troppo pesante, troppi danni per ottenerla e, per la prima volta in 8 maratone, troppo poco divertimento.
Notte dolorante, mattino dolorante, tentativo di fare il turista fallito miseramente, mi rimetto sul letto con il dubbio di riuscire ad alzarmi o se dover chiamare aiuto. Per fortuna "je la faccio" e me ne vado ad aspettare il treno... Mi aspettano un certo numero di giorni a rincorrere uno stato fisico per lo meno decente, e l'unica cosa che penso è che non è giusto, che sono una pippa, che il resto del mondo è meglio di me, che non me lo merito con tutto quello che faccio e provo a fare! So che non è che ho rischiato l'infarto (ma un malessere si), ma non mi sono goduto appieno le cose ed ho fatto un numero enorme di sacrifici... Per questo?! È necessario ammettere che non sono come gli altri, non ci arrivo e con gli ultimi problemi, non ne ho la forza, e proprio questi intensi sforzi peggiorano le mie precarie condizioni.
Per adesso non traggo conclusioni, penso solo a portare il culo a casina mia e improvvisare la normalità fino a quando questa non sarà reale (battuta acida ricevuta: "oh ti sei riposato in vacanza, adesso fai qualcosa").
Ripenso con un rimpianto e un sorriso ai meravigliosi momenti vissuti con gli amici del forum, primo fra tutti il compagno di stanza raptor, insostituibile.
Ho detto che non traggo conclusioni ma quando stai fermo non resta che pensare e non so quanto questo sia un bene: non ho il fisico adatto a fare quello che amo - questo è un fatto - perché non lo so ma è chiaro che chiunque abbia conosciuto in questi anni sulla strada, è partito dietro e mi ha poi stracciato e lasciato ansimante. Non faccio gare e accostamenti con altri, ne uscirei sempre in difetto, ma la corsa stessa mi batte sempre, posso essere più forte di testa di quanto lo sia nel fisico ma la vittoria dell'anima lascia segni tangibili sul corpo, sempre più larghi da rimarginare, sempre più lunghi e difficili da rimarginare: vale la pena dimostrare questa determinazione? Ed è determinazione o stupidità di chi sta facendo qualcosa che, francamente, non è il caso fare: propendo per la seconda.
Posso lasciar perdere, posso correre di meno, più piano, o smettere del tutto: in ogni caso sarò deluso e mi mancherà qualcosa d'ora in poi, una valvola di sfogo che fa uscire la rabbia e la frustrazione che fa entrare acido lattico e gastrico e consuma la vita in sali e aminoacidi.
Proprio ora leggo su un libro queste parole: "di nuovo in sella, dice. È l'unico modo, ragazzo mio. Vaffanculo la sella con tutto il cavallo. Perché no? Dice. Onestamente, peggio di così non potrà andare. Troppo depresso per discutere..."

Alterno la voglia di riprovarci immediatamente alla necessità di mollare. Si vedrà, per ora mi basta tornare a stare bene e "bene speremus"!

Open




Le confessioni, spesso inaspettate, di un atleta professionista che si racconta apertamente dietro la maschera costruita da e per il pubblico. Ottima fattura, anche perchè è scritto da Moehringer che non le manda mica a dire...

lunedì 17 marzo 2014

Aspettative di speranza



Si è in una buona posizione quando si ha a disposizione solo la speranza e non le aspettative.
Le aspettative sono difficili da dimenticare, da ignorare, soprattutto per uno che sulla carta ne dovrebbe avere: la teoria, nemmeno quella più ottimistica, prevederebbe per me non più di 3 ore e 45 minuti, la pratica decreta il continuo fallimento delle aspettative.

La speranza è più semplice: si spera di sorridere per tutto il tempo che ci vuole e finire una maratona, non importa quale esso sia, si spera di non stare male, si spera che dolori & sfighe per un giorno - uno solo - non si ingrugniscano sul sottoscritto, si spera di avere più forza del normale, più grinta e non solo testarda tenacia.

Le illusioni sono sempre troppe e non ce ne dovrebbero mai essere: occorre la spontaneità e la fantasia, l'incoscienza di non pensare, non aspettarsi e non sperare, ma solo mettere un piede davanti all'altro per tutto il tempo che ci va, sentirsi leggero e potente anche quando non è realtà, e godersela. Non è semplice per me, non lo è mai stato ma ci devo assolutamente provare, tanto più adesso che i continui intoppi e dolori mi ricordano ogni minuto cosa mi aspetta per quel giorno.

Sto preparando mentalmente la valigia per partire: voglia di correre, c'è! Voglia di farcela, c'è! Consapevolezza di non farcela quasi certamente, c'è! Dolori alla schiena, dolori alle gambe, dolori al piede maledetto, ci sono! Tutti! Stomaco inadempiente, dolorante, incontinente, c'è,c'è, c'è! Iinizio di allergie primaverili, manca... per adesso!
Insomma, è tutto pronto!!!

Ecco allora che mi immagino di parlare con la maratona, con il traguardo, con il Colosseo padre amorevole che mi vedrà partire e che - prima o poi, a sera probabilmente, si spera e ci si aspetta - mi vedrà ritornare da lui:
«di 10 coRse fatte te ne è riuscita mezza e dove c'è uno strappo non metti mai una pezza»
“sono un ragazzo fortunato perché m'hanno regalato un sogno, sono fortunato perché non c'è niente che ho bisogno, e quando viene sera e tornerò da te, è andata come è andata la fortuna di incontrarti ancora: sei bella come il sole a me mi fai impazzire”

martedì 4 marzo 2014

(In)soddisfatto


Dopo una (im)preparazione per correre una maratona, non si può che essere (in)soddisfatti del risultato.
Ho letto un resoconto magnifico dell'amico Maurizio_poderoso, sulla sua splendida impresa in quel di Treviso (sua e di tanti altri: Marco_ilmara e Andrea_m su tutti), in cui paragona la sua gara ad una partita a carte con la regina di cuori-maratona: bellissimo!
Ed ecco la mia profonda invidia, io che non ho avuto mai buone mani, jolly e sorte a favore, che non so bluffare, che non posso osare e volare.
Dopo un periodo di anni di preparazioni durissime - in cui non ho raccolto altro che delusioni e infortuni - la vita mi ha presentato il conto (secondo me davvero troppo salato e ingiusto) ed ho ridimensionato tutto, corsa compresa.
Mi rimane la gioia di potermi alzare dal letto e correre, mi dico che ci sono tanti che non hanno questa gioia e per questo non posso lamentarmi. L'invidia è il sentimento di chi tenta e non ce la fa (o di chi non tenta affatto).
Domenica ho fatto l'ultimo - e unico - lunghissimo della preparazione per Roma 2014; dopo tutti i casini di salute di questi mesi è stato già un piccolo miracolo averlo fatto!
Devo ammettere che non ne avevo davvero voglia: fino alla sera precedente il pensiero era fisso sui dolori, identici a 6 mesi fa, non risolti nonostante terapie&dottori, accompagnati dai dolori nuovi allo stomaco, alla nausea e alle vertigini.
L'idea di non correre, di lasciar perdere, di non tentare la sorte ed evitare di stare male, era fortissima ma il soldatino/guerriero fedele è partito lo stesso.
Seguo inconsciamente il consiglio della Maury e vado piano: l'idea era di partire più piano del dovuto ma non così tanto piano! Solo che già dai primi km capisco di non averne nelle gambe e nella testa dunque lascio che l'unico metronomo sia l'affanno, da tenere sotto i livelli di guardia. Mi prometto uno stop (definitivo?) non appena mi sento male e, sotto sotto, spero in qualunque evento mi faccia tornare a casa prima, pioggia, troppo freddo, troppo caldo... In effetti fa troppo caldo, sono partito con la giacca impermeabile perché pioveva ma adesso si affaccia un riverbero solare mai visto negli ultimi mesi. Vabbè mi lego la giacca in vita tanto io di stile non ne ho mai avuto.
Al km 15 le mie gambe decidono di rallentare, lo faranno a step anche al km 20 e 25: mi domando cosa corro a fare così, però noto anche con piacere che sto ancora correndo, anche se definirla corsa è abbastanza insultante. Comunque sia, mi trovo ad inseguire il sole come una lucertola (quanto ho voglia di primavera e di calore sulla pelle!) ed ogni km che vibra sul garmin lascia sul mio volto una smorfia che sembra un sorriso: "dai che sono 26, daje che sono 27"...
I dolori al piede e agli adduttori sembrano gestibili e, soprattutto, non mi fa male lo stomaco, la panza, lo sterno, insomma respiro normalmente e questa è una conquista che solo 10 giorni fa sembrava inarrivabile.
Pochi metri dopo i 30km mi pianto e nel momento che smetto di correre mi rendo conto che i dolori alle gambe erano insopportabili, magie del cervello...
Penso che per oggi sia finita qui ma il tarlo della tabella mi sussurra che avrei dovuto fare altri 2/4 km.... Cammino fino alla fontanella, bevo e cammino ancora un po', al km 31 riprendo a correre e mi permetto addirittura due km alla tergat. Oddio visti i miei ritmi tergat e albanesi si staranno piegado in due dal ridere! Pazienza.
Fine: 33 km e non ce ne stanno altri! Mi chiedo come farò a passeggiare per i 9 km che mancano alla fine dei 42 fatidici... Il fatto di chiederselo implica già la risposta alla domanda: "ma la maratona la corro in queste condizioni?" :)
Insomma ci si prova, ci si proverà! Non voglio farmi del male, se sento che qualcosa non va, il ritiro stavolta è - e deve essere - un'opzione! Quasi non oso dire e scrivere "speriamo nel miracolo di una buona giornata" perché ho già detto che io non mi posso permettere di aggrapparmi alla fortuna, all'exploit, alla giornata dove tutto gira (che invidia, che invidia rosicante, maledetti runners belli e veloci!).
Conto solo sulla tenacia, incoscienza (stavolta ponderata, please!) e sulla voglia, e speriamo che aumentino da qui al 23 marzo! Speriamo solo che quel giorno lo stomaco se ne stia buonino buonino, almeno questo qualcuno lassù me lo deve!!!

Roma aspettami: Non mi è concesso più di relegarti i miei casini, mi butto dentro vada come vada!